IL CRINALE: l’opzione fondamentale

Alle metà di un sentiero sul versante sinistro della val Gressoney a circa 2200 metri di altitudine si presentava un tratto molto esposto, da attraversare in cordata. Siamo giunti al quarto modulo dell’outdoor setting© 2015 per le coppie.

Non c’era alcuna ragione al mondo che mi avrebbe convinto a farmi salire su quel crinale. Troppa ansia! Non riuscivo nemmeno a stare sui miei piedi e mi pareva sempre di essere risucchiato dal vuoto, una volta a destra ed una volta a sinistra.

Il mio pensiero più frequente era questo: “E’ ridicolo che debba sottopormi a questo tira e molla!”.

Poi quando ho visto davanti a me Franca che si inerpicava come un capriolo tra le pietre, allora mi fermai per la sorpresa.

Inchiodato a terra mani e piedi, ruotando pian piano su me stesso, mi assicurai alla roccia ben piantato a terra.

E con la scusa (a me stesso) di voler riposarmi un poco, mi presi anche una pausa di riflessione…

In quel momento cominciò allora dentro di me un ronzio insistente di domande:

  • Ma perché ho paura, se anche Franca che soffre di vertigini si sta arrampicando?
  • E’ una bellissima giornata di sole. Non mi sento stanco. Ma perché ho le gambe pesanti come se alle caviglie avessi le zavorre di un sub?

Intanto, mentre riflettevo tra me e me, alzando un po’ lo sguardo verso nord mi apparve all’orizzonte il manto bianco del Monte Rosa, immenso, immobile, esplosivo di luce riflessa, sprizzava tranquillità ed emanava un senso di pace profonda e sentivo che, in un modo misterioso, ne venivo positivamente influenzato.

Poi, all’improvviso, lo schiocco della punta di un bastoncino da trekking sulla parte inferiore della roccia di micascisto dove avevo poggiato il mio piede, mi fece alzare lo sguardo su Maria che per la prima volta, in alta montagna, si trovava nelle mie stesse condizioni psicofisiche, ma lei, saggiamente, si stava facendo scortare da due esperti alpinisti, uno davanti e l’altro dietro e così rassicurata avanzava a piccoli passi sul crinale.

Inoltre, guardando più in basso vidi il resto della cordata e ciascuno a suo modo cercando tra i sassi quale fosse il modo migliore per poggiare lo scarpone, arrancava lentamente.

Tutti questi fatti mi incoraggiarono e dissi tra me e me:

“Voglio lasciare le mie paure e tutti i miei schemi incancreniti. Se ce la fanno loro ce la posso fare anch’io!”.

E lentamente, prima a 4 zampe, e poi in piedi, con l’aiuto di un altro compagno di cordata, camminai lungo il crinale.

Alla fine ci fermammo.

Da una parte del crinale si scorgeva la vallata del Lys che scorreva affiancato dai tetti delle case e dall’altra la valle a nord coronata dalle cime del gruppo del Monte Rosa.

Fu allora che fummo chiamati a gridare verso il paese (il nostro passato) l’intenzione di abbandonare quelle decisioni infantili prese nei vissuti che ci tenevano appesantiti sui nostri schemi mentali e ci avevano condizionato la vita fino a quel momento. Poi, subito dopo, volti verso le cime del Monte Rosa urlammo le nostre ri-decisioni dall’ “Io Adulto”, finalmente liberi, anche se ancora grondanti di sudore per la fatica.

Alla fine, abbracciando uno alla volta i due counsellor formatori Silvestro e Antonella, scoppiai in un pianto di gioia.

Lo sguardo verso i monti, diffratto dalle lacrime, faceva roteare l’orizzonte come in un turbinio di scintille e così mi sembrava la mia vita, ed il ghiacciaio, il verde degli abeti, i compagni di cordata e l’azzurro del cielo, si mescolarono in un’unica immagine in movimento.

Stordito e rilassato nello stesso momento, mi sentii finalmente rappacificato con la vita.


Questo è l’ultimo post di quattro, a firma di Roberto Domanico, Counsellor multisetting in formazione, sull’esperienza dell’outdoorsetting di quest’estate 2015 in Val Gressoney.

Qui il primo, il secondo post ed il terzo.

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