Recenti innovazioni del setting: l’approccio Multisetting

Recenti innovazioni del setting: l’approccio Multisetting

(Estratto dalla tesi di laurea di base in Scienze e tecniche psicologiche conseguita presso la LUMSA, Roma)

di Debora Paluzzi[1]

 

Definizione di counselling multisetting

Il counselling Multisetting[2] è una forma di accompagnamento rivolta a singole persone in un percorso che prevede tre setting.

La persona viene accompagnata in una relazione ‘duale’ (primo setting), in una relazione di ‘piccolo gruppo’ (secondo setting) e in una relazione di ‘grande gruppo’ (terzo setting), utilizzando gli strumenti propri dell’attività di counselling e attivando sempre la dimensione metacognitiva per tutto il percorso di accompagnamento.

Nel counselling multisetting viene proposta l’estensione spazio-temporale del setting, la cui idea tradizionale, di stampo psicoanalitico, lo vuole confinato nello spazio riservato solo alla stanza dell’analisi e vorrebbe che l’incontro rimanga sempre uguale a se stesso e non subisca trasformazioni (si pensi alla stanza, all’arredo, ai giorni e agli orari delle sedute, ecc., sempre uguali).

Nei tre setting del counselling multisetting viene sempre concentrata l’attenzione sulla dimensione umana/psichica, ma rimanendo dinamicamente aperti alle molteplici dimensioni interagenti ed inscindibili tra loro: quella biologica, culturale, intellettuale.

Tuttavia, il terzo setting, quello residenziale dell’outdoor setting®, permette ai partecipanti di riconsiderare metacognitivamente le varie ‘parti di sé’ in un’esperienza strategicamente progettata per offrire quegli stimoli che rendono la partecipazione fortemente coinvolgente.

Il counselling multisetting usa molte forme di comunicazione. Vengono utilizzati sia il simbolico-verbale, che la comunicazione metaforica. Ma si usa anche il corpo, un’esperienza corporea fatta di entusiasmo, sacrificio, risorsa e limite, nel setting-scenario delle Alpi.

Secondo M. Rotondi “per formazione outdoor si intende un programma di sviluppo personale e professionale che utilizza il supporto di situazioni reali concrete, create in sessioni prolungate nel mezzo della natura, per far emergere il comportamento di una persona o di un gruppo” [3].

 

Obiettivi del counselling multisetting

Espongo di seguito i principali obiettivi del processo di counselling nella prospettiva multisetting. Gli interventi che seguono possono essere avviati in qualunque momento dei tre setting, con modalità, nell’uso di strumenti e spazio, diversi a secondo della specificità del tipo di setting.

Gli obiettivi possono essere molteplici e possono andare dalle situazioni che necessitano di un cambiamento (individuale, di gruppo, di coppia, familiare, di comunità) agli interventi che si propongono di migliorare la qualità della vita.

Nello specifico, nel terzo setting, l’outdoor setting residenziale, si offre una profonda opportunità emotiva di lavorare sulle ri-decisioni[4], attraverso i moduli di lavoro pensati per questo obiettivo.

 

Primo setting: counselling individuale

20150914_174737I partecipanti al programma del counselling multisetting sono tutti seguiti individualmente (quindicinalmente, mensilmente, a secondo degli obiettivi).

Lo strumento elettivo del primo setting è il colloquio.

Nei primi incontri il counsellor si concentra sull’acquisizione delle informazioni necessarie per conoscere il mondo della persona, attraverso l’acquisizione di elementi biografici, anamnestici e di contesto. Contemporaneamente, egli cerca di promuovere un atteggiamento di ascolto, sostegno e accoglienza emotiva.

Di fronte alla domanda di aiuto, il counsellor dovrà porre un’analisi differenziale dei diversi livelli di richiesta che il partecipante può effettuare.

Potrà svolgere una funzione di orientamento del partecipante verso alcuni interventi mirati (medico, specialistico, legale, ecc.) se il caso lo richiede.

Potrà affrontare le problematiche che la persona presenta in termini di problem solving, offrendo gli stimoli riflessivi per una ridefinizione in termini cognitivi e comportamentali dello stile e del vissuto della persona.

Dovrà valutare le potenzialità della persona e le sue eventuali risorse per poterle attivare e rivalutare in una logica di empowerment.

 

Secondo setting: counselling nel gruppo

In sede (indoor)

20150914_174337Le persone, accompagnate individualmente nel primo setting, vengono avviate nell’accompagnamento in gruppo, secondo setting, condotto in co-counselling (i due counsellor Silvestro Paluzzi e Antonella Tropea, fondatori dell’approccio multisetting), due counsellor che lavorano contemporaneamente negli incontri, alternando, dove possibile, il lavoro individuale con quello di gruppo.

Ogni partecipante al gruppo ha stabilito con i counsellor, negli incontri precedenti l’inserimento nel gruppo, un contratto individuale su cui lavorare nel counselling di gruppo. Sarà cura dei co-counsellor tenere presenti, nelle dinamiche di gruppo, tali contratti individuali per attivare le risorse di ciascun membro e lavorare in tale direzione.

Le proposte di lavoro nel setting di gruppo sono di due tipi e possono alternarsi nei differenti incontri o essere parte di uno stesso incontro:

  1. I counsellor propongono un tema-stimolo su cui dedicare tempo e lavoro in quell’incontro nel gruppo. Il tema viene portato avanti sia con strumenti comunicazionali verbali sia con attivazione di esercizi di espressività o drammatizzazione come la “sedia calda”[5], il sogno guidato, la drammatizzazione della metafora, ecc.. Attraverso questi esercizi, i counsellor lavorano sui singoli nel gruppo[6].
  2. I co-counsellor chiedono al gruppo, all’inizio di ogni incontro, in continuità con l’incontro precedente, se c’è qualcuno che ha intenzione di lavorare portando una riflessione, un episodio per lui importante o l’esperienza vissuta nell’incontro precedente. Tale richiesta dei co-counsellor, è motivata dall’offrire sia una continuità psicologica all’esperienza del precedente incontro, sia una verifica di eventuali riflessioni o decisioni che sono intervenute dall’ultimo incontro.

 

Fuori sede (outdoor)

L’esperienza residenziale dell’outdoor setting, per quanto riguarda il gruppo, può essere condotta in due modi:

  1. intra-gruppo”: i membri del gruppo sono i medesimi che hanno lavorato tutto l’anno insieme e si ritrovano a vivere l’esperienza residenziale outdoor con altre implicazioni e novità rispetto al setting di gruppo condotto in sede, durante l’anno;
  2. inter-gruppo”: in quest’altra modalità, nell’outdoor setting residenziale i co-counsellor riuniscono gruppi diversi che tra loro non si conoscono, ma di cui i co-counsellor sono i medesimi.

Nell’outdoor setting residenziale, l’attenzione è focalizzata sul lavoro personale del partecipante in gruppo e nel gruppo. Nell’outdoor, il progressivo coinvolgimento personale di sé aumenta la vicinanza tra i partecipanti, realizzandosi un crescente senso di confidenzialità.

È estremamente importante stabilire una buona alleanza di lavoro, soprattutto per poter conseguire dei risultati ‘focalizzati’, stabiliti dal contratto iniziale una volta arrivati al luogo residenziale.

Conclusione

Con l’outdoor setting residenziale, in tutte le proposte di lavoro dei moduli di lavoro, il partecipante sviluppa la propria consapevolezza corporea, contattando le sensazioni e le emozioni, dando un nome alle stesse emozioni e comunicandole a se stesso e agli altri, nei momenti strategicamente opportuni e negli spazi di debriefing.

L’outdoor setting residenziale è l’esperienza in cui la metafora e il suo uso strategicamente pianificato dal counsellor ‘perturba’ il ‘già conosciuto’ del partecipante e lo stimola a trasferire l’esperienza vissuta realmente sulla vetta, la cresta, il pendio, la valle, la grotta, ecc., nella vita quotidiana.

L’obiettivo è quello di permettere ai partecipanti di darsi la possibilità di sperimentare il ‘fuori schema’, di misurarsi con l’impegno, il sacrificio, il sudore, la stanchezza, il rischio potenziale, e di individuare e riconoscere in sé delle risorse fino ad allora impensate.

La conseguenza da queste attività, su cui si continua a lavorare nel rientro in sede, è l’assunzione di una nuova percezione di sé, l’assunzione di uno sguardo nuovo sulla propria vita e sul futuro, attivando il processo ri-decisionale, così importante per il proseguo del lavoro di accompagnamento nel counselling.

L’outdoor setting è un vero e proprio viaggio alla scoperta del territorio esterno a sé e quello interno delle proprie risorse.


 

[1] Counsellor Primo Livello, Scuola di Formazione, Ricerca e Counselling psicologico Outdoor setting®.

[2] S. PALUZZI, L’approccio multisetting, Armando Editore, Roma 2010.

[3] M. ROTONDI, Facilitare l’apprendere. Modi e percorsi per una formazione di qualità, Franco Angeli, Milano 2002, pp. 152-163.

[4] In letteratura, la tecnica della ri-decisione la ritroviamo come teorizzata ed utilizzata sistematicamente per la prima volta dai Goulding. Bob e Mary Goulding alla fine degli anni sessanta fondarono il “Western Insitute for Group and Family Therapy”. L’attività dell’Istituto consisteva nel realizzare dei workshop residenziali della durate di tre giorni. L’approccio terapeutico che usavano metteva insieme i principi e i metodi della terapia della Gestalt con quelli dell’Analisi Transazionale e poteva essere considerata una forma di terapia breve di gruppo. I loro primi articoli furono pubblicati nel “Bulletin” e successivamente nel “Transactional Analysis Journal”. Con i loro primi libri nasceva una nuova Scuola nell’ambito dell’Analisi Transazionale: “La Scuola della Ridecisione” che si aggiunse alla Scuola Classica fondata da E. Berne. “La Scuola della Ridecisione” ha come scopo terapeutico quello di aiutare la persona a prendere nuove decisioni pensando, sentendo e comportandosi in modo diverso da quanto aveva deciso nel passato. L’istituzione di un ‘setting terapeutico’ diventa un’occasione privilegiata in cui la persona, all’interno di una situazione protetta, può cominciare a sperimentare nuove strategie e nuove competenze mettendo in discussione la decisione originale. In seguito, egli potrà consolidare tale ridecisione sperimentandola al di fuori del contesto terapeutico (cfr. R. MASTROMARINO, a cura di, Analisi transazionale: la terapia della ridecisione. Dalla teoria alla pratica e dalla pratica alla teoria, LAS, Roma 2006).

[5] La tecnica della “sedia calda” è una delle modalità più usate nella terapia della Gestalt per insegnare al paziente a “stare in contatto” nel “qui e ora” con le proprie emozioni, pensieri e azioni. La tecnica consiste nell’immaginare “l’altro”, che può essere una persona o una parte di sé, seduto nella sedia di fronte alla propria. Il paziente viene invitato e stimolato dallo psicoterapeuta o dal counsellor a immedesimarsi alternativamente nei due ruoli, passando da una sedia all’altra, e mettere in risalto le caratteristiche, le differenze e i conflitti della personalità (o parti di se stesso) messe a confronto. Nella “sedia calda” il paziente ha a disposizione un ventaglio ampio di possibilità espressive: può spaziare con la fantasia, dire illogicità, esprimere umori, per giungere a scelte intuitive di maggior benessere.

[6] Cfr. S. VENDER, “Esperienze nei gruppi di formazione alla relazione”, in Koinos, 1, XII, 1992, 117-128.

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