PER UNA VERA E CONCRETA RINASCITA: USCIAMO DALLA ”BUCA”

Con uno scatto improvviso la seggiovia di Weissmatten precipita veloce verso la valle di Gressoney immersa tra gli alberi. Quella ripida e inaspettata discesa ci lascia con il cuore in gola. Io e Giusy istintivamente ci prendiamo per mano, come per proteggerci. Restiamo in silenzio. I battiti del mio cuore sono tornati regolari, ammiro il paesaggio e respiro, cerco il più possibile di inalare quell’aria che sa di buono, quell’aria che porta con sé anche il sapore del “nuovo”, la ricchezza di nuove esperienze, il bello di una vita piena. Davanti a me vedo scomparire le sagome degli ultimi due ragazzi saliti sulla seggiovia, piccole figurine che si inseriscono perfettamente in quel paesaggio, come i pezzi di un puzzle.

Abbiamo camminato lungo il sentiero che porta a Punta Regina, dove, man mano che si saliva, la “cordata” prendeva forma, ognuno ha rivolto il suo sguardo e il sostegno all’altro e ha teso la mano per dare  e ricevere aiuto. Nella mia mente rivivo i momenti più belli di quest’escursione. Le immagini scorrono veloci e davanti ai miei occhi si imprime il fotogramma di una bellissima catena di sguardi, di mani tese, di parole, di risate e di lacrime: la cordata!

Sul crinale i ragazzi hanno buttato via i loro vecchi schemi, le catene che li costringevano a vedere solo “ombre”, a vivere in una caverna costellata di inganni e false illusioni, e hanno urlato con forza le loro ri-decisioni, con lo sguardo verso il Monte Rosa, con il cuore carico di speranza e pieno di nuova volontà che li porterà verso il cambiamento, verso la vita vera e piena.

Ti trovi lì, urli con forza la tua rabbia e la tua energia, e afferri quella nuova speranza, pensando: ”ora ce la farò, sono un uomo nuovo!”. Ma la vita di tutti i giorni, e la tua “valle”, e i tuoi problemi sono lì, ti aspettano … aspettano i tuoi cedimenti, il tuo tornare indietro, il tuo scoraggiarti … come un leone assopito che torna a svegliarsi per sbranarti. Il processo trasformativo però è avviato, ci informano e ci sostengono Silvestro e Antonella Paluzzi, il cammino verso la “vetta” è intrapreso e i nostri conduttori ci offrono un’ulteriore opportunità,  un ulteriore modulo, un’altra metafora che ci aiuterà a proseguire verso il cambiamento, verso la crescita, ancora una “spinta” ad andare avanti, senza paura.

Seduti in circolo guardiamo incuriositi la corda che Silvestro dispone a forma di cerchio … Quanti ricordi, quante emozioni chiuse in quella corda! Quella corda che nel corso degli anni ha rappresentato i nodi della mia vita, le mie catene, il mio non capire, la paura, tutto ciò che continuamente ti tira e ti riporta indietro, ma anche un appiglio sicuro, una speranza, e il coraggio di fidarsi, di tirarsi su e continuare a salire … Oggi quella corda è per noi una “buca”. Ancora una storia, la storia di ognuno di noi, una Autobiografia in cinque brevi capitoli (fasi). Serena drammatizza, ma ognuno di noi, attraverso di lei, può concretamente immergersi nella metafora e farla propria.”Cammino lungo una strada, c’è una buca profonda nel marciapiede, ci casco dentro, sono perduta, sono disperata, non è colpa mia! Ci metto una vita per trovare una via d’uscita . Fase 2: Cammino lungo una strada, c’è una buca profonda nel marciapiede, faccio finta di non vederla, ci casco dentro ancora. Non posso credere di essere ancora nello stesso posto, ma non è colpa mia! Mi ci vuole ancora un sacco di tempo per uscire …”. Così, fase dopo fase, viene descritto il percorso di chi, a causa di ciò che ha vissuto, a causa degli “schemi-copioni” che si è costruito fin dall’infanzia per adattarsi alla vita e sopravvivere, all’improvviso “inciampa” in un fatto, un evento, un qualcosa che rompe il vecchio equilibrio e ti fa sprofondare in una “buca profonda”. La metafora raccontata da Antonella descrive perfettamente tutto il processo. Possiamo vedere sotto i nostri occhi  e vivere dentro di noi, il passaggio dalla non consapevolezza alla consapevolezza, la fatica per trovare una via d’uscita, il ricadere, poi l’evitare, poi il ricadere di nuovo, il peso del fallimento … Tutto necessario per arrivare, solo alla fine, dopo aver raccolto e accolto aiuti e strumenti, ma con le proprie forze, a cambiare strada! Ognuno ha una sua storia, ognuno ha i suoi tempi, e proprio per questo non può esserci nulla di precostituito, non c’è un’unica “ricetta” valida per tutti, ad ognuno viene data la possibilità di trovare la propria strada e di percorrerla con le proprie gambe, seppur tra mille ostacoli, superando limiti e difficoltà, con tempi e modalità proprie, quelle modalità, quei tratti personali, che fanno di ognuno di noi un essere unico e originale.

Mi era capitato, in questi giorni, guardando i volti dei ragazzi, ascoltando le loro parole, di scorgere, in qualcuno di loro, un senso profondo di smarrimento e di tristezza, come per dire “è impossibile, per me è tutto impossibile!”. È  vero, è facile scoraggiarsi; normale, all’inizio, essere ciechi e non vedere nulla, preferire rimanere nel vecchio, comodo e “sicuro” schema-copione di vita.  Vorremmo indicazioni precise, prodotti preconfezionati, se non addirittura qualcuno che compia per noi quello che solo noi possiamo compiere. Ogni modulo, ogni storia, ogni metafora, tutto ciò che viviamo negli outdoor è un aiuto concreto e valido, un’opportunità, uno stimolo, un incoraggiamento … che al tempo opportuno tornerà alla nostra mente, nelle nostre emozioni più profonde e ci spingerà con forza … a cambiare definitivamente strada!


Di Alessandra de Angelis, Counsellor multisetting di primo Livello della Scuola di Formazione, Ricerca e Counselling psicologico Outdoor setting®

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