La fine del nostro percorso triennale di formazione al Counselling multisetting: L’isola di Malta: la baia che accoglie … liberi e naviganti! di Alessandra de Angelis (Counsellor di Primo Livello)

Appunti di viaggio e note dalle metafore sviluppate da Silvestro e Antonella Paluzzi

Metafora – guida:  “L’incontro-aiuto con il semplicemente altro”

La fine del... img 1 La baia di Mellieha ci dà il benvenuto con un caldo abbraccio. E’ sera ed è buio, ma la Baia con la sua acqua mobile e immobile, illuminata da mille piccole luci, ci appare come l’utero di una grande madre che accoglie con gioia e pienezza i suoi figli.

Una prima metafora di Silvestro e Antonella Paluzzi, insieme a tante altre metafore che ci accompagneranno ad hoc, apre questo nostro viaggio a chiusura dei tre anni di formazione: la baia è il luogo dell’accoglienza, approdo che salva la vita ai naufraghi, luogo di salvataggio e di aiuto. Porto sicuro per chi, nella tempesta, ha navigato a caso,img2 lottando e aspettando una mano tesa verso di lui, per chi riceve dall’altro, sostegno e calore.

Così inizia il nostro percorso, il nostro navigare alla scoperta dell’isola e ancora di noi stessi, fino all’ultimo step di formazione.

La Baia ci ha accolto così come siamo, non ci ha giudicato, non ci ha puntato il dito, semplicemente ci ha accolto, affinché anche noi, un domani, possiamo accogliere pienamente l’altro.

Il giorno dopo, al mattino, la baia ci sorride e ci dà il buongiorno con un caldo raggio di sole e con il profumo della sua acqua. Dall’ampia vetrata della sala dove celebriamo l’Eucarestia guardo con stupore le luci e le ombre della sera prima, che si sono trasformate in riflessi luminosi e cangianti al fluire continuo dell’acqua.

img4Saliamo sull’autobus e in un lungo viaggio attraversiamo villaggi e villaggi, fino ad arrivare a Marsaxlokk, l’estremo sud dell’isola, un villaggio dove i pescatori intrecciano con tenacia e tecnica antica i fili delle loro reti per riparare i buchi e i nodi che inevitabilmente la vita ha portato insieme ai doni del mare.

Dall’estremo nord dell’isola all’estremo sud: metafora delle “periferie esistenziali”, della nostra “missione”, del nostro voler andare verso “il semplicemente altro” e camminare con lui.

Le imbarcazioni dei pescatori sono piccole barche di legno colorato, con  un occhio a prua, l’occhio di Osiride che scongiura tempeste e pesca infruttuosa, ma che sembra seguirci, presenza misteriosa che ci interroga e ci pone ancora di fronte all’eterno archetipico duello tra Bene e Male. Forse ci invita a guardare dentro di noi, prima che nell’altro, per scoprire la nostra “periferia esistenziale”, il nostro “sud”, forse nascosto dietro l’apparenza delle maschere che quotidianamente indossiamo.

Il nostro percorso alla scoperta di noi stessi e dell’”altro” continua attraverso i luoghi più suggestivi dell’isola e il giorno dopo ci aspetta un’esperienza indimenticabile: le grotte di Blue Grotto. Raggiungere, conquistare una meta comporta sempre un viaggio, la decisione di mettersi in discussione, di camminare, di seguire un percorso che a volte è faticoso e pieno di inciampi, ma che poi ci offre infinite e nuove possibilità. Così ci rimettiamo in viaggio, ripercorriamo i villaggi e arriviamo alla nostra destinazione.

img3La temperatura è mite e l’acqua è uno specchio mobile che riflette mille colori. Ancor prima di salire sulla barca sento forte il desiderio, l’impulso di tuffarmi e immergermi! Con le barche entriamo e usciamo dalle grotte. Lo scenario che si offre ai nostri occhi è fantastico e surreale …. eppure è vero, reale, che natura meravigliosa, quale Sapienza di Dio! Le rocce cambiano colore secondo i riflessi della luce e dell’acqua, dal verde all’azzurro, al turchese cristallino e trasparente, poi ancora varie tonalità di verde. Alcune grotte sono buie, qualcuno prova disagio, forse un po’ di timore, ma dentro tuttoimg5 sembra muoversi e pulsare vita e colorarsi di nuove cangianti sfumature; le rocce stesse sembrano cambiare forma al mutare degli infiniti riflessi. Io sono estasiata. Non provo nessuna paura, nessun disagio nemmeno nelle grotte più buie. L’acqua è un elemento vitale, di purificazione e innovazione, segno della vita che fluisce di continuo, certo, anche fonte di morte e tempesta, ma in questo momento ogni elemento, ogni aspetto, ogni contrasto mi sembra parte di un tutto unico e completo, che concorre all’armonia universale. Luce e ombra, morte e vita, freddo e caldo, colore e incolore, quiete e tempesta, svelato e nascosto, stupore e paura, stare dentro e stare fuori, il verde e l’azzurro, il cielo e la terra … e per un attimo mi sembra di ritrovare l’unità della mia persona, l’armonia della mia coscienza per troppo tempo frammentata e dispersa. Sia fuori che dentro la grotta mi sembra di far parte e di poter toccare un mondo vero e autentico.

La cittadina di Mdina ci accoglie poi alla luce calda del tramonto e noi ci soffermiamo per un’ultima meditazione sul Silenzio e la sua valenza e importanza. Restiamo zitti e solo il img6rintocco di una campana infrange l’atmosfera magica di Mdina, la città del silenzio, con le sue mura rosse del sole della sera che si immerge nel mare.

Il nostro viaggio è quasi finito, forse non ci sentiremo mai veramente pronti ad intraprendere il viaggio con il “semplicemente altro”, con chi verrà a chiederci aiuto e vorrà stringere la nostra mano e percorrere un tratto di strada insieme, ma con il cuore colmo di riconoscenza ringraziamo i Direttori della Scuola di formazione Outdoor Setting®, Silvestro e Antonella Paluzzi, per la dedizione con cui ci hanno guidato e formato in questi tre anni, e soprattutto per averci accolti come persone, rispettando sempre la diversità di ognuno di noi.


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