Epifania del Signore 2017

Lettera aperta agli Allievi Mildred, Giusy, Giulia, Diacono Andre, P. Mose, Marta, Diacono Roberto, Marinella, al collaboratore Angelo, ai fondatori della Missio Belem P.Giampietro e Cassilda

“Il viaggio più coraggioso è l’incontro con ‘gli ultimi’, fino in fondo”.

 Viaggio formativo outdoor setting in Brasile per gli Allievi della Scuola partecipanti.

Dopo la frenesia e il frastuono dell’ultima ora prima del Natale è arrivato il tempo del silenzio, il viaggio in Brasile. La distrazione delle luci colorate, le strade trafficate e i negozi affollati, ci hanno preparato ad immergerci in un periodo di silenzio per incontrare Dio e stare con l’Emmanuele, il Dio con noi, nella mangiatoia più profonda dell’umanità ferita di San Paolo del Brasile. Se abbiamo ancora un’immagine idealizzata di Dio Bambino come le statuette del presepe, forse non ci siamo accorti che Dio è stato con noi sia nelle persone che ci hanno donato un sorriso e ospitalità e sia in quelle, ferite, che ci hanno teso una mano o a cui l’abbiamo offerta. Se l’Avvento è stato il tempo dello svegliarsi, liturgicamente parlando, il tempo del Natale è stato il tempo della nascita e della consapevolezza e Cracolandia a San Paolo del Brasile, in questo Natale, è stato il nostro presepe vivente. 

Voi Allievi, avete sperimentato esistenzialmente, in questi tre anni formativi, quanto sintetizzato nei tre concetti a seguire:

Una formazione che “parte dall’alto”:

È la formazione intellettuale, la formazione che parte dalla letteratura psicologica scientifica e dai documenti del magistero della Chiesa e che orientano, attraverso un metodo, al raggiungimento degli obiettivi formativi. Il metodo è quello deduttivo. La dimensione prioritaria impegnata è quella intellettuale. Il setting è l’aula. Il messaggio formativo è: “ti dico io quello che devi sapere per fare bene il tuo lavoro formativo”.

Una formazione che “parte dal basso”:

È la formazione esperienziale, la formazione che parte dall’incontro con l’altro e con i suoi bisogni, attraverso l’accompagnamento e il colloquio. Il metodo è quello induttivo. La dimensione prioritaria impegnata è quella emotiva, ma non a discapito di quella cognitiva. Il setting può essere indoor e/o outdoor. Il messaggio formativo è: “io ti aiuto ad aiutarti”.

Un terzo tipo di formazione: la formazione integrale:

È La formazione che si centra sui bisogni esistenziali della persona e, di conseguenza, per i formandi propone l’orientamento all’acquisizione delle competenze formative integrali. Il metodo è sia induttivo che deduttivo, multisetting. Le dimensioni prioritarie impegnate sono: cognitiva, emotiva, di fede ed esperienziale. Il setting è multisetting. Il messaggio formativo è: “io sto con te e lotto con te”.

È un tipo di formazione che include la formazione che “parte dall’alto” e quella che “parte dal basso” ma non le esaurisce, perché sono presenti aspetti innovativi che attivano processi integrali nuovi.

Io e Antonella, siamo stati contenti che nella proposta per il Brasile di fare esperienza con gli operatori missionari di Belem, con Andrè e la sua comunità, oltre che con i suoi familiari e le celebrazioni condivise, insieme con Suor Ana Laura e i Padri Salvisti P. Mosè e parte della sua famiglia e P. Sandro, abbiate potuto affiancare un modo diverso di esprimere la relazione d’aiuto in contesti poveri ed umili, un outdoor setting che questa volta non è stata la montagna ma è stata la strada e gli spazi della comunità-fattoria. Uscire dai propri schemi è una formazione metacognitiva che produce i frutti di consapevolezze e di ri-decisioni. Cracolandia è lo spazio del crinale, non si esce uguali a come si entra.

Così è stata Calcutta per gli Allievi che l’hanno vissuta, un’altra mèta che sfida le categorie della relazione d’aiuto “professionale” e che vi colloca nell’esistenza come coloro che hanno potuto simbolicamente e no, sporcarsi le mani per avere in cambio un Dio che ci ama anch’egli sporcandosi le mani.

L’usanza dello scambio dei regali a Natale, in origine prende inizio dal fatto che a Natale, Dio si dona a ognuno di noi e questo Dono si scambia reciprocamente nella fede. La nostra cordata del Brasile ha permesso che ognuno di noi scambiasse innumerevoli doni, come l’amicizia, la stima, il tempo, qualcosa di noi stessi e della nostra interiorità e spiritualità. “Il viaggio più coraggioso è l’incontro con ‘gli ultimi’, fino in fondo”: la cordata formativa ha affrontato con coraggio il viaggio in Brasile, fino in fondo.

Vogliamo chiudere questa nostra lettera citando un passo che dedichiamo a voi nostri Allievi:

“Nessuno può assistere chicchessia senza impegnarsi, senza partecipare con tutto se stesso alla situazione dolorosa, senza correre il rischio di ferirsi o anche di essere distrutto in quel processo (…) La grande illusione di chi esercita la guida è di pensare che un uomo possa essere condotto via dal deserto da qualcuno che non c’è mai stato (…) Saranno molti ad avere fiducia in colui che è andato fino in fondo perché era in ansia per uno solo di loro”

(H.J.M. Nouwen, Il guaritore ferito. Il ministero nella società contemporanea).

A Padre Giampietro, a Cassilda e ai loro discepoli missionari della Missio Belem dedichiamo queste parole dallo stesso autore:

“Per un uomo che crede profondamente nel valore e nel significato della vita ogni esperienza racchiude una promessa, ogni incontro porta con sé una nuova possibilità di penetrazione, ogni evento un nuovo messaggio. Ma le promesse, le possibilità, i messaggi devono essere scoperti e portati alla luce. Una guida cristiana non è tale perché annuncia un’idea nuova e cerca di convincere gli altri dei suoi meriti. È guida perché affronta il mondo con occhi pieni di attesa, con la capacità di strappare il velo che ne ricopre il potenziale nascosto. L’esercizio della guida cristiana si chiama ministero proprio per esprimere il concetto che nel servire gli altri si può generare nuova vita. È un servizio che fornisce gli occhi per vedere il fiore che spunta dalle crepe della strada, l’orecchio per udire una parola di perdono prima soffocata dall’odio e dall’ostilità, la mano per percepire nuova vita sotto la coltre della morte e della distruzione (…) La guida cristiana è chiamata ad aiutare gli altri, a confermare questa grande notizia e a rendere visibile negli eventi ordinari il fatto che dietro il sudicio sipario dei nostri sintomi dolorosi si vedrà qualcosa di grande: il volto di Colui a cui immagine siamo fatti. In questo modo il contemplativo può guidare una generazione convulsa, essendo in grado di rompere il circolo vizioso delle necessità immediate che esigono soddisfazione immediata. Egli può dirigere gli occhi di chi vuole vedere al di là degli impulsi incanalandone le energie disordinate entro condotti creativi”.

Sulle note di queste parole, vi ringraziamo di aver partecipato alla “cordata”, di aver
messo energie e speranze in questo viaggio e di aver condiviso le ri-decisioni.

Un grande abbraccio,
Silvestro e Antonella Paluzzi

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